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Novità e approfondimenti di quello che succede in rete

facebook_vs_myspace

Facebook vs MySpace

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Riprendendo l’analisi fatta in un recente post sulla popolarità di Facebook messa a confronto con quella di Badoo cerchò di analizzare con lo stesso strumento, ovvero Google Trends, la popolarità di MySpace rispetto a Faceboook. Scegliendo Google Trends prendo atto dello strapotere di Google come motore di ricerca, perchè le statistiche offerte da questo servizio sono relative alle sole ricerche fatte con Google. MySpace tiene il passo relativamente al volume di news. Sotto questo punto di vista Facebook è di poco in vantaggio, mentre come volume di ricerche quello che è diventato il social network per eccellenza vince abbondantemente.
facebook_vs_myspace
In Italia il dato cambia per MySpace ma non per Facebook. Facebook resta su livelli molto alti mentre MySpace precipita letteralmente facendo molto peggio dello stesso Badoo.

facebook_vd_myspace_Italy
Ora mi interessa analizzare l’unica città italiana dove Baddo era riuscito a tenere testa a Facebook mantenendo la parità, cioè Napoli.
La situazione non fa altro che rispecchiare quella dellItalia.
facebook_vs_myspace_Napoli
Da tenere presente è il fatto che la stessa Microsoft ha acquistato una quota di Facebook. Se non puo sconfiggere il nemico è meglio farlo diventare un amico!
Dobbiamo rassegnarci ad identificare la parola Social Network con Facebook così come abbiamo fatto per Motore Di Ricerca con Google?


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Facebook Add Application

Ingegneria sociale – Facebook

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Tutti ne parlano, tutti lo lodano, tutti lo attaccano, ma contemporaneamente tutti lo usano e non sanno più farne a meno. Sto parlando ancora una volta di Facebook, ed inevitabilmente di privacy violata. Non è certamente consigliabile inserire informazioni troppo sensibili on line. A volte si difende la propria privacy a spada tratta in numerevoli contesti e poi si finisce a deturparla con le proprie mani mettendo tutto on line.
I sistemi per impossessarsi dei vostri dati sono tanti. La maggioranza degli utenti (me compreso) ha impostato livelli di privacy alti, nei settings del proprio account, limitando la visione di media e info ai propri amici credendo così di aver risolto il problema. Errato!

Il modo più semplice per raccogliere i vostri dati e salvarli in un “bel” database, da utilizzare per i fini più svariati, sta nel proporre un’applicazione da noi creata ai nostri amici. Basta una semplice applicazione, anche una tra le più comuni come un test. Ipotizziamo che siamo stati bravi e che la nostra applicazione sia piaciuta ai nostri amici (per i quali non abbiamo bisogno di sotterfugi per prendere visione delle informazioni personali), e che loro abbiano deciso di proporla ai loro amici. A questo punto l’applicazione potrebbe espandersi a macchia d’olio. Grazie alle API messe a disposizione da Facebook la nostra applicazione (che tra le altre cose risiede su nostro spazio web) potrà collezionare numerose informazioni contenute nei profili degli utenti. Facebook è in ogni caso al riparo da accuse di furto informazioni perchè ogni volta che decidiamo di aggiungere un applicazione dobbiamo transitare per una pagina di conferma come questa, in cui sostanzialmente ci viene detto che l’applicazione avrà accesso ai nostri dati.
Facebook Add Application
Terms of use delle applicazioni facebook sono descritti qui per chi volesse approfondire.
Il metodo appena descritto ha delle notevoli limitazioni che riducono il numero di mali intenzionati, in quanto è necessario sviluppare un’applicazione su piattaforma facebook, disegnare un db in grado di collezionare in maniera corretta i dati raccolti, e infine non credo ci dia la possibilità di avere accesso alla totalità delle informazioni. Inoltre questo sistema non ci permette di arrivare in maniera diretta verso la persona che rappresenta il nostro obiettivo, anzi si dirige in maniere pseudo casuale verso gli utenti, seguendo la rete delle amcizie. I dati raccolti possono essere utili per ricerche di mercato e affini.
Se il nostro scopo è arrivare ad una persona in particolare (di cui non abbiamo relazioni di amicizia virtuali), non possiamo di certo affidarci ad un’applicazione che potrebbe non giungere mai all’utente oppure non essere presa in considerazione dallo stesso.

In questo caso entra in gioco l’ ingegneria sociale. Questa “scienza” trova terreno fertile nei social network.
Una strategia possibile comincia con la creazione di un account fasullo (nel senso che non corrisponde ad una persona nel mondo reale) su facebook. Se la nostra vittima è di sesso maschile potremmo creare un account con un nome da donna e magari associargli una foto accattivante, che però non deve sembrare troppo finta. Oppure si può creare un account avente lo stesso cognome della vittima, in modo tale poter sembrare un parente lontano in cerca di riavvicinamento. Fatto ciò si effettua una richiesta di amicizia per la vittima nella speranza che accetti. Se cade nel tranello il gioco è fatto. Quando la vittima ci chiederà “ci conosciamo?” sarà troppo tardi perchè avremo già acquisito le informazioni che ci interessavano. Il metodo descritto è molto diretto, ma si può prendere anche alla larga la persona diventando prima amico con i suoi amici e cominciando a scrivere sulle bacheche degli stessi. In questa fase sarà possibile vedere foto del bersaglio se è taggato in album di amici o se ha reso visibile agli amici degli amici (non sto aprlando del padrino) le foto contenute nei propri album. Ora non appariremo come perfetti sconosciuti al momeno della nostra richiesta di amicizia.
Che ci crediate o no, la maggior parte delle operazioni di hacking vengo portate a termine in questo modo, cioè instaurando rapporti “umani” con le persone che hanno accesso a reti protette. Guru e mito vivente dell’ingegneria sociale è Kevin Mitnick, il quale è riuscito ad entrare nei computer del governo degli Stati Uniti. Attenzione!




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Antferr MindMeister

Mapping on the web

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In un team i cui componenti sono dislocati in più città, come spesso può accadere nel campo dell’IT è importante avere a disposizione mezzi di comunicazione molto potenti e funzionali. Spesso la classica call conference non permette ai partecipandi di avere contemporaneamente le mani, e quindi un’idea chiara, su documenti di pianificazione o semplicementi organizzativi. Uno strumento utile, che permette la creazione di mappe concettuali sul web ed allo stesso tempo la condivisione di esse, è offerto da MindMeister. Riporto subito l’esportazione di una mappa concettuale per rendere subito l’idea:


L’uso fatto su questa mappa è leggermente “improprio” per lo scope di MindMeister. La mappa rappresenta una sitemap di www.antferr.com con relative voci del menu principale e categorie a cui appartengono i posts del blog. L’utilizzo dello strumento è molto semplice ed intuitivo, inoltre è possibile esportare la mappa in vari formati proprietari (ex. .minf) e di utilizzo comune (.gif .jpg .png .pdf). Non è necessario avere nessun plugin installato nel proprio browser per creare la propria mappa. La funzionalità, a mio parere, più interessante è quella di poter condividere la mappa con i colleghi, o con tutto il mondo fin’ora conosciuto (web si intende :) )  con permessi di scrittura ed eventualmente con una password. Quindi è possibile integrare un documento a 4, 6, 8 mani. Se uno o più utenti accedono contemporaneamente alla mappa si entra nella modalità brainstorming, le modifiche verranno apportate in real time e tutti gli utenti collegati.

Esistono diversi tipi di account, io ne ho creato uno free con il quale è possibile creare al max 6 mappe. Ho dato un’occhiata a quelli a pagamento, il più caro arriva a 15$ l’anno.



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Free Blog BeppeGrillo

Free Blogger

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Vogliono imbavagliare i blog!

Partecipate all’iniziativa di Beppe Grillo!

Free Blogger

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Facebook vs Badoo

Facebook vs Badoo

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Facebook vs BadooSull’onda dell’entusiasmo generale relativo a Facebook ho voluto comparare la popolarità di quest ultimo con quella di un altro social network di successo: Badoo. Per farlo mi sono avvalso di uno strumento molto utile messo a disposizione da Google: Google Trends che ci permette di visualizzare statistica relative alle parole cercate nel famoso motore di ricerca e anche di visualizzare dei trend per website. Basandoci sul trend relativo alle query di ricerca, dalla comparazione delle words facebook e badoo si ottine il seguente grafico.

facebook, badoo

Quindi, prendendo come campione tutte le regions censite da Google, Facebook è notevolmente più popolare di Badoo e lo è sempre stato. Se invece esaminiamo i dati scremandoli per la sola Italia la situazione è molto diversa da come si puo osservare sul secondo grafico.

facebook badoo Italia

In Italia la popolarità di Badoo è cresciuta costantemente e più che raddoppiata nell’ultimo anno. Facebook poco conosciuto fino a poco fa nelbel paese ha avuto u’impennata negli ultimi mesi, cosa abbastanza evidente in quanto il blogging, in primis, relativo a questo social network è aumentato all’impazzata tanto da interessare anche mezzi di comunicazione convenzionali (tv, giornali).

Scendendo ancor più nel dettaglio ho generato lo stesso trend per le maggiori città italiane e in quasi tutte la curva di facebook sovrasta di molto quella di badoo in data attuale tranne che per una delle aggiori città d’Italia dove Badoo tiene ancora testa al social network di Marc Zuckerberg, Napoli.

facebook badoo Napoli

Ovviamente i due siti sono strutturati in maniera molto differente, quindi non sono propiamente equivalenti, ma questa breve analisi rende l’idea del forte impatto dato da facebook grazie al grande numero di articoli e news a lui dedicati.

 




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Facebook logo

Facebook and vertical web

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Facebook logoTutti sono pazzi per Facebook! Ormai è inutile parlare di cos’è e come funziona, lo sanno anche i bambini (purtroppo oserei dire). Il successo di questo social network, che ha sorclassato tutti quelli preesistenti, è espressione di un radicale cambiamento nel web e mostra come sono premiate le iniziative che seguono quest’onda. Sto parlando del web verticale. Fino a poco fa il web era pieno zeppo di informazioni di ogni tipo e privo di filtri idonei per ottenere quelle di interesse, cadendo in una delle leggi economico-sociologico più conosciute: “la presenza di troppe informazioni corrisponde all’assenza di informazioni”. Facebook spinge verso un’informazione verticale: si cercano le persone che si conoscono, si condividono con loro reali interessi, si ricevono aggiornamenti relativi alla persone conosciute, non ci si imbatte in migliai di profili, gli utenti si uniscono in gruppi ben definiti…una sorta di trasposizione sul web della vita reale. Fatta questa considerazione emergono degli “effetti collaterali” generati da Facebook.

Quello più evidente è la dipendenza..ma io non ci farei tanto caso, ormai le persone sono dipendenti da tutto e passato il periodo di euforia generale questa dipendenza potrebbe scemare. Piuttosto, se da un lato Facebook permette anche ai “dummy” di creare una pagina web accessibile al mondo dall’altra potrebbe scoraggiare altre forme di comunicazione come ad esempio potrebbero essere i blog personali. Fatto sta che la fortuna di Facebook è stata fatta come sempre dalla mano d’opera a costo zero, cioè tutti gli sviluppatori che hanno implementao applicazioni per questo social network di cui sono state rese pubbliche le API per avere in cambio un po’ di ritorno d’immagine…ne vale la pena?


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